C’è un filo che attraversa le migliori scuole di moda del mondo e arriva fino al cuore manifatturiero del distretto di Prato. Si chiama Feel the Contest e, nella sua Master Edition 2026, prende forma in una mostra ospitata al Museo del Tessuto di Prato, visitabile fino al 27 settembre.
Il titolo scelto, “Il filo che unisce l’ispirazione alla creazione”, racconta perfettamente lo spirito del progetto: mettere in dialogo la creatività dei giovani designer internazionali con l’eccellenza dei filati italiani. In mostra ci sono 33 outfit realizzati dagli studenti dei corsi master in maglieria di alcune tra le più prestigiose accademie del mondo, dal London College of Fashion al Politecnico di Milano, dal Beijing Institute of Fashion Technology all’Istituto Marangoni di Firenze, fino al Bunka Fashion College di Tokyo.
Diciassette anni di dialogo tra scuola e industria
Feel the Contest nasce all’interno del progetto Feel the Yarn®, il marchio con cui il Consorzio Promozione Filati (CPF) da diciassette anni riunisce i principali produttori italiani di filati per maglieria, tessitura e aguglieria. Lana, cotone, cashmere, angora, lino e un’ampia gamma di fibre naturali e artificiali diventano la materia prima con cui i giovani talenti sono chiamati a confrontarsi.
Il meccanismo è tanto semplice quanto virtuoso: ogni designer viene abbinato a un’azienda del gruppo Feel the Yarn, che fornisce i propri filati per dare vita alla proposta creativa. È così che l’ispirazione di uno studente incontra il know-how di un’impresa, e la ricerca stilistica si traduce in un capo reale, indossabile, tecnicamente compiuto. Per l’edizione 2026 il tema scelto è stato il colore, filo conduttore di una rassegna che i lavori, presentati per la prima volta durante Pitti Immagine Filati #99, hanno saputo interpretare con grande libertà espressiva. Ad accompagnare gli outfit, le opere polimateriche di Irene Pietrobono dalla collezione “ArteMonium. Il filo di Arianna, la materia oltre la forma”.
Come ha sottolineato Leonardo Mannelli, presidente del Consorzio Promozione Filati, l’obiettivo è “celebrare il connubio perfetto fra arte e moda”, ribadendo l’importanza dell’unione tra le aziende e i giovani designer nella ricerca del loro posto nel mondo del lavoro. Un messaggio condiviso da Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione Museo del Tessuto, che ha ricordato la missione del museo nel valorizzare i talenti emergenti e nel rendere omaggio alla straordinaria capacità manifatturiera dei filati italiani.
I quattro premi dell'edizione 2026
Quattro i riconoscimenti assegnati quest’anno: il Vincitore Assoluto è Katagiri Trashipuntso (Beijing Institute of Fashion Technology), in coppia con il Lanificio dell’Olivo; il Premio Creatività va a Margherita Carmignani (Politecnico di Milano); il Premio Tecnica a Monica Beduzzi (Istituto Marangoni Firenze); e il Premio Social a Rosalie Reya, dell’Istituto Marangoni di Firenze, in collaborazione con Accademia by Industria Italiana Filati.
Foto by Laura Ravallese
Accademia e la creatività premiata dal pubblico
È proprio nel Premio Social che si intreccia la storia di Industria Italiana Filati. Il capo firmato da Rosalie Reya, sviluppato con i filati Accademia, è quello che ha saputo conquistare il pubblico e la community, aggiudicandosi il riconoscimento più “condiviso” dell’intera edizione.
Un risultato che non è casuale. Tra le realtà più importanti del distretto di Prato, Industria Italiana Filati è specializzata nella produzione di filati fantasia per l’alta moda: filati che nascono dalla ricerca, dalla sperimentazione sui materiali e da una sensibilità cromatica che li rende strumenti creativi prima ancora che prodotti. È questa la materia con cui una giovane designer ha potuto tradurre la propria visione in un capo capace di emozionare. Con il brand Accademia, l’azienda mette a disposizione dei creativi — affermati o emergenti — un patrimonio di competenza tecnica e di gusto che rappresenta l’essenza stessa del made in Italy tessile.
La mostra è visitabile al Museo del Tessuto di Prato fino al 27 settembre 2026.